di Maria Adelaide Marchesoni

Officine Saffi conclude il ciclo di incontri sul gioiello contemporaneo con un tema molto interessante che fa discutere: Gioiello contemporaneo, Arte o Design? Due gli esperti del Politecnico di Milano invitati da Laura Borghi a rispondere a questa intrigante domanda, Alba Cappellieri e Marco Romanelli.
Alba Cappellieri con entusiasmo, passione e una forte carica energetica introduce l’argomento della serata dichiarando che il rapporto tra gioiello e design è controverso, difficile, giocato su una serie di bizzarrie.
L'elemento che li accomuna è il progetto, ovvero la parola design che in italiano significa progetto. Quello che cambia è la scala: il territorio è la scala per l'architettura, la casa per l'arredamento e il corpo per il gioiello.

Il corpo diventa quindi uno spazio espositivo e i gioielli sono sculture per il corpo stesso. Per una madre, legata alla concezione tradizionale, il gioiello scultura del Maestro Getullio Alviani non potrà mai far parte dello stereotipo riconosciuto come gioiello, anche se ad indossarlo è la stessa figlia.
In Italia, poi, viene dedicata poca attenzione al gioiello e la ragione è che non viene considerato un'arte sociale, come lo sono invece l'architettura e il design. La nostra è una cultura del progetto che tende a screditare un'arte afferente al lusso dove, in questo caso, il valore è dato dai materiali. Un esempio: il valore economico dei gioielli di altissima gioielleria, come quelli realizzati da Bucellati, corrisponde al prezzo stesso del gioiello. Ed è proprio questa differenza che intercorre tra il gioiello cosiddetto "tradizionale" e il gioiello di "design". Nel gioiello tradizionale il valore è dato dal prezzo di scambio dei materiali utilizzati, i carati delle gemme e i grammi dei metalli preziosi, mentre nel gioiello di design il valore si sposta dai materiali all’idea e al progetto. Per spiegare e soprattutto chiarire il concetto di “gioiello di design”, Alba Cappellieri e Marco Romanelli, presentano, attraverso alcune diapositive, le creazioni dei protagonisti della variegata situazione italiana, un valido aiuto soprattutto per i meno esperti della materia.

Si parte con il gioiello d’artista di Getullio Alviani, Carla Accardi, Afro Basaldella, Pietro Consagra, Fausto Melotti, per passare al gioiello di ricerca di Giampaolo Babetto e Annamaria Zanella esponenti di spicco e fortemente legati alla scuola di Padova con una differenza sostanziale per Annamaria Zanella: nella sua ricerca introduce i materiali e i colori prendendo ispirazione dal movimento dell’Arte Povera degli anni ’60. Abbandona quindi l’oro, utilizzato dalla scuola padovana, in quanto ritiene che il nobile metallo e le pietre preziose siano carichi di connotazioni negative quali avidità, guerra e schiavitù. Annamaria Zanella cerca nuove strade per creare gioielli, che vanno oltre al valore, attraverso l’uso di materiali inconsueti, ferro arrugginito, reti metalliche, vetri rotti, smalto a fuoco graffiato e opaco. Tra il pubblico, decisamente numeroso, presente negli spazi di Officine Saffi vi erano anche due protagonisti della storia italiana del gioiello. Giancarlo Montebello, che rappresenta una visione ancora diversa caratterizzata da intelligenza, curiosità e sperimentazione e tra le sue creazioni che ci vengono proposte nelle immagini, vi sono i Superleggeri, collane, bracciali e orecchini la cui caratteristica è <l’estrema leggerezza, la vibratilità degli elementi che vivono del traforo di sottili lamine d’acciaio inox>. L’altro protagonista James Rivière che ha introdotto nel gioiello l’utilizzo del titanio, definito .

Viene poi ricordata l'alta gioielleria di Gianmaria Bucellati che ha valorizzato il lavoro artigianale e la capacità imprenditoriale, e la bravura di Sergio Silvestris che è riuscito a declinare migliaia di diversificati modelli per Pomellato. Dopo la narrazione storica, Marco Romanelli, conclude con un’analisi di quanto sta accadendo oggi nel nostro Paese che non fa “sistema” e non crea le sinergie utili a far dialogare i vari livelli di operatività. Entrambi i relatori sostengono che occorre sviluppare una più intensa liaison: i progettisti e i produttori devono dialogare sin dall’inizio della di un progetto. Basta con la singola individualità: è importante dare spazio e coinvolgere tutte le figure che operano nella catena produttiva del nostro Paese per uscire da una realtà troppo competitiva per tornare a sviluppare una cultura d’impresa fondata sul “design”.

L’ultimo “esempio” di grande unione, dalla progettualità alla effettiva realizzazione, viene mostrato attraverso una collana che indossa Alba Cappellieri. Si tratta di un oggetto creato dall’unione di diverse “menti” che hanno contributo alla sua realizzazione: SanLorenzo, senza fine.

La mostra a Vicenza

Per poter apprezzare alcune creazioni, citate nell’articolo, appartenenti alla storia italiana del gioiello contemporaneo, fino al 19 febbraio il Palazzo Bonin Longare di Vicenza ospita l'esposizione curata da Alba Cappellieri con allestimento di Marco Romanelli, dedicata all'eccellenza manifatturiera made in Italy. La mostra ripercorre la storia del gioiello italiano interpellando dieci Maestri contemporanei: Getulio Alviani, Giampaolo Babetto, Gianmaria Buccellati, Giancarlo Montebello, Donatella Pellini, Alba Polenghi Lisca, Carla Riccoboni, James Rivière, Sergio Silvestris e Annamaria Zanella. Ogni artista ha scelto i 5 gioielli che maggiormente rappresentano il proprio lavoro. Esposti per la prima volta insieme, raccontano la storia del gioiello italiano contemporaneo, dalle creazioni “scultura” a quelle di ricerca, dalle sperimentazioni materiche a quelle tecnologiche, dai bijou couture ai pezzi concepiti in base allo studio dei volumi.

Bio

Alba Cappellieri, Architetto, Professore Associato alla Facoltà di Design del Politecnico di Milano.

Marco Romanelli, Architetto, Designer.