La 55° Biennale di Venezia (1 giugno - 24 novembre) ha dedicato un’attenzione particolare all’arte ceramica. Massimiliano Gioni, nel suo Palazzo Enciclopedico, ha esposto numerosi esempi di opere e di espressioni figurative molto diverse tra loro che spaziano dall’inizio del secolo a oggi. Centocinquanta artisti provenienti da trentotto nazioni, il Palazzo Enciclopedico si apre ai Giardini per proseguire all’Arsenale.

Ai Giardini, al Padiglione Venezia l’incontro con la “terra” è quasi immediato con l’opera ironica Suddenly This Overview, 1981-2012 un work in progress degli artisti svizzeri Peter Fischli (1952) e David Weiss (1946-2012).

L’installazione conta oltre 200 sculture in argilla cruda, nella quale il duo svizzero raffigura quello che sembra essere una selezione arbitraria di eventi, parole, oggetti - provenienti dalla realtà immaginata e storica - che insieme esprimono nozioni di teoria e prassi, come ad esempio le sculture che rappresentano ‘madame Bovery sogna un grande amore’, oppure quello raffigurante “Mick Jagger e Brian Jones tornano a casa sottisfatti (satisfied) dopo aver composto I can get no satisfaction’. Ogni scultura in terracotta cruda presenta alcune imperfezioni e sembrerebbe apparentemente incompiuta. Tutte le sculture sono disposta singolarmente su un basamento bianco.

Ron Nagle (1939) è un ceramista americano avviato all’arte ceramica dalla madre. Fa parte di un piccolo gruppo di artisti raggruppati sotto l’etichetta “California Clay Movement”. Seguendo le orme del ceramista Peter Voulkos, Ron Nagle condivide la convinzione che la ceramica meriti di essere considerata un’arte maggiore e non solo un’attività artigianale. Le opere esposte a Venezia presentano geometrie aerodinamiche con superficie dai colori vivaci e lucide.

Lasciato il Padiglione Venezia e il Palazzo Enciclopedico, altra tappa ai Giardini dedicata alla ceramica sui trova presso il Padiglione del Canada con l’opera "Une musique pour le silence" dell’artista Shary Boyle (1972). All'interno dello spazio, piccole figure in porcellana trasportano grandi e pesanti pianeti, che evocano la resistenza, l’euforia e il dolore. Dai Giardini all’Arsenale, la continunazione del Palazzo Enciclopedico di Massimilamo Gioni, ci porta a scoprire le opere di due artisti molto diversi tra loro, il giapponese Shinichi Sawada (1982) e l’americana Jessica Jackson Hutchins (1971).

Sawada ha una storia molto particolare. Diagnosticato autistico, ha partecipato a un seminario, organizzato dalla struttura ospedaliera che lo ospitaVA e ha imparato a lavorare l'argilla. Insieme a pochi altri pazienti, crea le sue sculture magiche e mostruose che sembrano essere il frutto di una personale mitologia. Jessica Jackson Hutchins realizza le sue sculture assemblando diversi media e tra questi la protagonista è la ceramica che viene inserita in oggetti della vita quotidiana.

di Maria Adelaide Marchesoni

Foto 1: Ron Nagle, Dapper Napper, 2011 Mixed media, 18 x 18 x 9 cm Courtesy Pierre Marie Giraud Gallery Photo: Don Tuttle

Foto 2: Peter Fischli and David Weiss, Suddenly This Overview, 1981-2012 Unfired clay, approx. 250 sculptures, between 6 x 7 x 5 cm and 82 x 83 x 5 cm