Mi sono recata in Corea a seguito di uno scambio culturale ceramico fra Icheon e Faenza, città nella quale vivo e lavoro. Guido Mariani ed io, Mirta Morigi, abbiamo partecipato ad un workshop che si teneva all'interno del Festival della Ceramica di Icheon, evento molto partecipato da parte dei ceramisti locali che lì esponevano le proprie opere. Durante questo periodo, siamo stati invitati a tenere alcune presentazioni del nostro lavoro: una alla High Ceramic School di Icheon l’altra presso la Kookmin University a Seoul, dove alcuni insegnanti erano stati allievi del glorioso Istituto d'Arte per la Ceramica “G. Ballardini” di Faenza. Siamo poi stati raggiunti dalla delegazione ufficiale di Faenza, composta dal sindaco, Giovanni Malpezzi, dalla direttrice del Museo Internazionale delle Ceramiche Claudia Casali e da Beppe Olmeti responsabile dei progetti ceramici del comune di Faenza... che hanno restituito la visita alla città, in quanto la delegazione coreana, era precedentemente stata ospite di Faenza durante l'inaugurazione del 58° Concorso Internazionale della Ceramica, avviando così tra le due città a forte vocazione ceramica una relazione che in futuro potrebbe portare a progetti condivisi.

Siamo stati accolti con grande calore, Faenza è ancora conosciuta nel mondo della ceramica e dobbiamo a ciò questi importanti contatti internazionali che negli ultimi anni si sono attivati. Mi piace inoltre ricordare l'importante gemellaggio firmato a maggio con la città cinese di Jingdezhen, la più famosa al mondo per la porcellana. Vorrei anche esprimere un pensiero di ringraziamento verso tutti coloro che nel tempo hanno contribuito a far nascere il mito delle Faenze-Faience e mi auguro che, ancora oggi, la ceramica continui, come nel rinascimento, col suo linguaggio eterno e internazionale, a proiettarci nel mondo e fare di noi, piccola città, un luogo conosciuto. La visita alla città coreana di Icheon, durante il periodo della 7° edizione della Gyeonggi International Ceramic Biennal, mi ha permesso di assistere a questo evento di cui tanto si parla nel mondo della ceramica. È stato emozionante vedere come può evolvere il linguaggio della ceramica stessa e soprattutto il sistema espositivo, che può determinare una diversa percezione di questo materiale, conferendogli il respiro dell’arte pur conservando la sua forte identità.

Culturalmente l'Oriente ha dato sempre molto valore alla ceramica, oltre a tutte le diatribe filosofiche fra arte artigianato; così anche in questa occasione, con stile e mezzi, gli orientali hanno dimostrato quanto sostengano ciò in cui credono e fa parte della loro tradizione. La Korean Ceramic Foundation organizza tre biennali e l'intera manifestazione si intitolava: With me, with you, with us. L'International Prize GICB 2013 aveva un tema, Community, e si riferiva alle migrazioni e agli interscambi culturali fra popoli. Esponevano ventisette artisti provenienti da diciotto paesi scelti e selezionati precedentemente dalla giuria. La seconda mostra, Hot Rochies, era dedicata ai giovani artisti under quaranta, dopo una libera ammissione e due selezioni via web, la giuria ha scelto venti giovani artisti tra i 306 provenienti da cinquanta nazioni diverse. La grande qualità dei lavori e gli spazi dedicati ad ogni artista hanno dato vita a una vera e propria “special exhibition”. La pioggia di eventi cui ho potuto assistere – e che qui cito solo in minima parte - era ospitata nel Seolbong Park, grande parco della ceramica CERAPIA (acronimo di ceramica e utopia), costruito una decina d’anni fa e situato sulla riva di un lago ai piedi di un declivio montagnoso panoramico, con soluzioni architettoniche molto curiose, che ne fanno un vero “paese dei balocchi di ceramica”. In particolare il riutilizzo di pezzi ceramici di produzione è veramente fantasioso e contribuisce a caratterizzare piacevolmente questo luogo. Nel museo permanente, dove sono conservati i pezzi delle precedenti edizioni, vi era un’emozionante mostra dedicata a Janet Mansfield, persona che tanto ha fatto per avvicinare e connettere le tendenze più varie nel mondo della ceramica.

Altri eventi erano ospitati in deliziosi musei di altre città come ad esempio la mostra seven ways set a dinner table allestita presso il museo di Yeoju, a venti minuti di macchina da Icheon. Soprattutto mi ha impressionato la vastità del Cultural Industrial Complex a Cheongiu, a circa due ore da Icheon che ospitava l'Art and Crafts Biennale il cui tema, Mother Child: Care, Survive, Sublime, toccava tutti gli aspetti della vita dell'uomo, dagli utensili che l’hanno aiutato a sopravvivere, a tutti i materiali che nel tempo ha imparato a utilizzare. Un connubio d’arte e artigianato con incredibili tecniche, dove creatività e pregio, relativi ai vari materiali, lasciavano stupiti. Sicuramente la Corea fa grandi investimenti economici per questi eventi, ma la creatività, e la lungimiranza di Woo-Hyon Kang, Presidente della Korean Foundation, mi ha indotto a pensare che la “fantasia al potere” sia possibile. Mister Kang è un creativo, un illustratore di libri per bambini, uomo di grande curiosità e cultura. Da quanto ho potuto capire, il lavoro del comitato e della giuria incaricata si svolge durante i due anni che precedono gli eventi. I giurati di questa edizione erano undici, da otto paesi diversi e il direttore dell’intero progetto era Inchin Lee, ceramista e professore al Dipartimento di Ceramica alla Hong-ik University di Seoul, che ho avuto il privilegio di conoscere nel 2007, quando ero stata invitata da Janet Mansfield alla Triennal Clay Edge, a Gulgong, in Australia.

Mirta Morigi