Fino al 28 agosto a Cala Gonone in Sardegna saranno esposte oltre 300 ceramiche originali, opere di 16 ceramisti, presentati nella rassegna Salvatore Fancello e la scuola ceramica di Dorgali.

La mostra si propone da un lato di riassumere le specifiche produzioni di Dorgali del Novecento, e dall’altro di fornire un’importante énclave su Salvatore Fancello, del quale sono esposte oltre trenta importanti opere – alcune inedite –, soprattutto ceramiche.

La terracotta decorata “a freddo” con vernici sintetiche – dalla seconda metà degli anni Venti sino a tutti gli anni Settanta del Novecento – tramite il made in Dorgali, ha costituito il marchio di un’inconfondibile tipologia ceramica della Sardegna, folklorica e popolare, affermatasi senza ombra di dubbio come la più diffusa anche oltre i confini regionali.

Nel secolo XX a Dorgali è fiorita un’importante “tradizione”, una vera e propria scuola, sulla quale questa iniziale tappa di studio segna la prima sistematizzazione e documentazione, finalizzata alla salvaguardia delle testimonianze disperse con l’incalzare della maiolica. Si vuole infatti fare emergere la sua rilevanza e la ricaduta sulle successive produzioni e generazioni di artigiani e artisti.

Il carattere principale e di maggior fascino di questi manufatti ceramici, stava nella secca geometria dei decori, ottenuti a rilievo, desunti dal ricorrente alfabeto segnico-metaforico rintracciabile nell’intera tradizione sarda e mediterranea di carattere popolare: dalla panificazione all’oreficeria, dal ricamo e tessitura alla pelletteria, dall’intaglio alla cestineria ecc.

Per la realizzazione di questo tipo di manufatti, più che del torniante, era necessaria l’esperienza dell’intagliatore, abile nel definire i decori a rilievo nella matrice per lo stampo. La produzione ceramica di tipo dorgalese nasceva da scelte tecniche tratte dalla prassi artistica di Francesco Ciusa, che aveva trovato in Ciriaco Piras un valido interprete.

Alla fine degli anni Venti, il laboratorio Piras registrava la presenza di Antonio Lovicu, Salvatore Fancello, Simone Lai e, dal 1930, di Paolo Loddo: le figure iniziali più rappresentative del periodo d’oro della produzione dorgalese, alla quale si deve sommare l’apporto di Giovanni Cucca e, in forma diversa, di Francesco Sale, il più capace tra i decoratori di Lai, poi anche ceramista autonomo con un proprio marchio.

A far rinascere la manifattura di Ciriaco Piras sarà suo figlio Simeone nella cui bottega, per un breve periodo, lavorerà anche Francesco Masuri, prima di intraprendere il suo personale percorso artistico.

Fancello ha tracciato un nuovo solco per l’intera ceramica italiana. Come dire che con lui – mediante il personale dna formatosi fin da bambino intorno all’argilla – tutto il comparto dorgalese sia arrivato al traguardo dell’avanguardia internazionale, ottenuto dalla somma di tanti sforzi, spinte, apporti di vari ceramisti/artisti sardi.

E questo non trascurabile “peso” oggi, attraverso numerose mostre e pubblicazioni, si sta accreditando in maniera sempre più decisa e chiara, indicando con ragione per Fancello, e con lui Dorgali, un posto di primo piano nel dibattito ceramico nazionale sul XX secolo.

Until August 28 in Cala Gonone in Sardinia will be on display over 300 original ceramics, works by 16 potters, presented in the review Salvatore Fancello and the ceramics school of Dorgali.

The exhibition aims on the one hand to summarize the specific productions of Dorgali of the twentieth century, and on the other to provide an important enclave of Salvatore Fancello, of which are exposed over thirty important works - some unpublished - especially ceramics.

The terracotta decorated "cold" with synthetic paint - from the second half of the Twenties until the Seventies of the twentieth century - via the Made in Dorgali, has been the trademark of an unmistakable type of Sardinian ceramics, folkloric and popular, establishing itself clearly as the most widespread even beyond the regional borders.

In the twentieth century in Dorgali it flourished an important "tradition", a real school, on which this early stage of study marks the first systematization and documentation, aimed at the preservation of the testimonies dispersed with majolica urge. The purpose is to bring out its relevance and the return on subsequent productions and generations of craftsmen and artists.

The main feature and of major fascination of these ceramic artifacts, was in the dry geometry of the decorations, obtained in relief, taken from the recurring alphabet of signs and metaphorical traceable throughout the Sardinian and Mediterranean traditions of popular nature: from bakery to jewelery, embroidery and weaving to leather goods, from the notch to the basket weaving etc.

For the realization of this type of artifacts, more that a pottery wheeler, was necessary the experience of an engraver, skillful in defining the relief decorations in the matrix for the mold. The production of dorgalese type pottery arose from technical choices taken from the artistic practice of Francesco Ciusa, he had found in Ciriaco Piras a valid interpreter.

At the end of the twenties, the Piras laboratory registered the presence of Antonio Lovicu, Salvatore Fancello, Simone Lai and, from 1930, of Paolo Loddo: the earlier figures representative of the golden age of dorgalese production, to which must be added the contribution of Giovanni Cucca and, in a different form, Francesco Sale is the most capable among the Lai decorators, then also ceramis with its own brand.

To revive the manufacture of Ciriaco Piras will be his son Simeone in whose workshop, for a short time, it will also work Francesco Masuri, before taking his own artistic path.

Fancello traced a new groove for the entire Italian ceramics. Like saying that throught him - through the DNA personnel who trained since child around the clay - all the dorgalese sector has reached the international avant-garde finish, obtained by the sum of so many efforts, pushed, intakes of different ceramists / Sardinian artists.

And this not insignificant "weight" Today, through numerous exhibitions and publications, it has been crediting in an ever more decisive and clear way, indicating with good reason Fancello, and with him Dorgali, a prominent place in the national debate on the ceramic twentieth century.