Inaugura giovedì 29 settembre alle Officine Saffi di Milano, la mostra IRINA RAZUMOVSKAYA I MARIKO WADA. Ritual voids. Una indagine urgente sull’arte contemporanea internazionale che vede due artiste a confronto: Irina Razumovskaya (1990, Leningrado, USSR) e Mariko Wada (1972 Osaka, Giappone. Vive in Danimarca dal 1998) ed in dialogo diretto a partire da due differenti regioni contemplative.

“Ritual voids esplora l’atto creatore ab originis di queste due scultrici come liturgia di purezza e di continua iniziazione. Non solo un insieme di gesti ma un moto composto da miriadi slanci di interiorità, atti che una volta impressi su forme articolate e non articolate, le trasformano in oggetti biomorfici e metamorfici. Volumi che nello spazio conservano il potere di mantenimento ad uno stato di persistenza plastica, dall’interno del vuoto che le genera.” scrive Ginevra Bria nel testo critico della mostra.

I lavori di Irina Razumovskaya si dividono tra scultura e pittura. L’artista, rievoca forme funzionali, contenitori in itinere utilizzando l’argilla, materiale immortale, poetico ed altamente espressivo. Avendo come punto di partenza la storia della ceramica e la sua educazione classica, la Razumovskaya si lascia andare lavorando istintivamente la materia, utilizzando conoscenze profonde, assimilate, ed assecondando le sue preferenze estetiche. I comportamenti dell’argilla possono essere molto diversi, e per questo motivo l’artista preferisce non aggiungere elementi narrativi ai suoi pezzi, simboli storici che potrebbero generare motivi riconoscibili per l’osservatore, e invece lascia che sia la natura della materia stessa che crei l’immagine, con le sensazioni emotive che ne sono generate.

“Quasi all’opposto - afferma l’artista - dipingere, per me, significa catturare le costanti effimere delle cose. Provo sempre a rappresentare il momento o il sentire degli oggetti, dei paesaggi, delle persone, attraverso la fruizione della bellezza fluida delle tempere e dei fortuiti effetti che esse, talvolta, offrono, oppure che io induco. Per me questa miscela di elementi genera un’apparizione evanescente, una freschezza delle pennellate che catturano il momento e il piacere di dipingerlo, come un atto di generosità creato dalla sorpresa di un qualcosa di poetico e profondo”.

Le origini giapponesi e l’assimilazione della cultura occidentale danno a Mariko Wada una prospettiva privilegiata della scena dell’arte ceramica internazionale e la realtà di un mondo globalizzato. Negli ultimi anni, con i suoi lavori l’artista ha sondato il ruolo della ceramica in una società sempre più mediata e virtuale. Le caratteristiche fisiche specifiche della ceramica fanno sì che le sue opere diano enfasi alla qualità sia dell’oggetto fisico che dello spazio, due punti cardinali per l’essere umano che sono particolarmente soggetti ad essere mediati.

Lavorando con la plasticità organica e l’immediatezza dell’argilla, Mariko crea delle opere che richiedono la presenza fisica dell’osservatore per essere apprezzate, indagando in questo modo il rapporto che si può instaurare tra l’essere umano e gli oggetti ed usando la relazione intima tra ceramica, materia e forma. L’argilla viene lavorata direttamente con le mani in un procedimento intensivo che può durare per ore o anche giorni. La lavorazione lenta e intensa dà una immediatezza particolare alle opere in ceramica, creando un risultato che non è un’immagine, ma piuttosto degli oggetti concreti e fisici che danno un punto fermo all’osservatore, una sensazione di un “qui e ora” incorporea.

Ritual voids rappresenta la capacità della Razumovskaya e di Mariko Wada “di attraversare quella zona d’ombra che sussiste nell’atto rituale” – che rappresenta il punto di convergenza verso l’Unità -… “nei diversi gradi di penetrazione del vuoto e di accedere a quelle dimensioni della mente, ai quei labirinti che contemplano il disordine”. Chi fa ritorno da quei luoghi impenetrabili riporta sempre con sé un potere, una facoltà di trascendenza che rende universale l’atto creativo.

On Thursday, September 29, Officine Saffi inaugurates the exhibition IRINA RAZUMOVSKAYA I MARIKO WADA. Ritual voids. A compelling research into international contemporary art, that sees two artists in comparison, approaching from two different regions of thought, even though they are in direct contact: Irina Razumovskaya (born 1990 in Leningrad, USSR) and Mariko Wada (born 1972 in Osaka, Japan, living in Denmark since 1998).

In the curatorial text for the exhibition, Genevra Bria writes: “Ritual voids explores the act of creation that lies at the origin of their work; they are two sculptors, two ceramists, and their activity is a liturgy of purity and constant initiation. Not just a sequence of gestures, but motion consisting of the countless ventures of an interior world, actions that, when applied to articulate and inarticulate forms, transform them into biomorphic and metamorphic objects. Their volumes conserve their phenomenological space, maintained by the space that seems to generate them from within. Volumes that conserve their power to perpetuate a state of sculptural persistence within space, from inside the vacuum generating them.”

The work of Irina Razumovskaya includes both sculpture and painting. The artist evokes functional forms, containers in a state of evolution by using clay, an everlasting, poetic and highly expressive material. Starting from her classical education and the history of ceramics, she often works intuitively, tacitly using the knowledge that ceramics expresses and the aesthetic motivations of every particular instant. The possible behaviours of ceramic are very different, and for this reason the artist avoids constructing narrative projections in her work, using historical symbols that the viewer unconsciously relates to, and instead she prefers to let the nature of the material itself create its own image and identity within space.

“Virtually the opposite - says Irina - painting for me, means capturing the ephemeral essence of things. I always try to depict the moment or feeling of objects, landscapes and people, by using the fluid beauty of tempera and the unexpected effects that it can produce fortuitously, or that I voluntarily induce. For me, this blend of elements generates an evanescent appearance, a freshness of brushstrokes that capture the moment and the pleasure of painting it, like an act of generosity created by the surprise of something poetic and profound."

With her Japanese background Mariko Wada has a natural perspective on the international ceramics scene and the reality of the globalised world. In recent years her works have explored the role of ceramics in a reality that is largely mediated and virtual. The special physical qualities of ceramics allow her works to heighten the appreciation of object and space respectively; two basic human anchor points that are greatly subjected to mediatory influences.

By using the organic plasticity and material immediacy of ceramics, she creates works that demand physical presence and that can be described as the artistic medium that is closest of all to the person. Clay is worked directly with the hands in an intensive process that often lasts hours and days. The slow, intense working process gives ceramic objects a special immediacy. The result is not an image, but concrete, physical objects that anchor the person in a ‘here and now’ of bodiless and sensation.

Ritual voids demonstrates the ability of Razumovskaya and Mariko Wada “to cross that grey area that exists in the ritual act” – that represent the point of convergence towards Unity - …“in the various degrees of penetration of the vacuum, in order to reach the dimensions of the mind, the labyrinths that can contemplate disorder.” Those who return from those inaccessible regions always bring with them a power, a capability of transcendence that makes universal the creative act.